Research | Urban Planning

 

HYPERALICANTE

A vision for a new urban space

2009

Alicante - Spain

Design by

hiddenoffice


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Lo sviluppo economico di cui Alicante si è resa protagonista negli ultimi dieci anni, ha portato a una grande crescita edilizia, senza la mediazione di un’adeguata pianificazione urbana. Conseguenza di ciò è la scomparsa dello spazio pubblico, inteso come centro delle relazioni della vita comunitaria, nel luogo che è stato in passato il motore generatore della città: il porto. 

L’aumento delle corsie della strada che costeggia il lungomare è passata nel tempo ad essere da due a quattro corsie, separando, la zona turistica dal resto della città, confinandola al solo ruolo di zona per turisti. In passato il porto era stato il centro delle attività della vita quotidiana, mentre ora è un’area turistica d’estate e che rimane inattiva nei mesi invernali. 

Le attività commerciali disposte lungo i moli e rivolti verso il fronte della città, insieme agli alberi delle barche, ostacolano la vista del mare per chi passeggia in questa zona. Contemporaneamente anche la parte della zona industriale, con i suoi capannoni in parte dismessi, funge da impedimento visivo.

La tesi nasce dalla collaborazione tra l’università di architettura Ascoli Piceno, relatore professore Cristiano Toraldo di Francia, e l’università di architettura di Alicante (AeA), correlatore professore Ivan Capdevila. La strategia nasce come una critica alla mancanza di spazi pubblici e del susseguirsi di confini sanciti da un incontrollato sviluppo urbanistico, e con la volontà di rifondere quelle sensazioni ed emozioni che scaturiscono dalla relazione con il mare, che appartengono ad una città di costa come Alicante. 

L’idea punta all’acquisizione del valore del confronto tra il vecchio e il nuovo, con la volontà di ripristinare certe manifestazioni di libertà che la logica generalizzata del profitto tende a soffocare tramite uno sviluppo edilizio non pianificato. Attuando una valorizzazione del paesaggio che non si attui attraverso le tecniche del restauro, ma tramite un modello di stratificazione, permettendo infatti di mantenere immutato il senso e l’immagine della realtà del luogo con cui il nostro progetto interagisce. La nostra volontà è quella di istituire una mixitè urbana che attualmente invece consiste in una organizzazione basata sulla rigida divisione tra proprietà pubblica e privata. Vogliamo quindi ri-attivare oggetti architettonici e sistemi urbani senza inseguire l’ordine preesistente, ma cercando di instituire un rapporto nuovo tra il costruito e il tempo, alla ricerca continua di nuovi possibili scenari che nascono crescono e si modificano all’ interno dei processi di modificazione della società e dei suoi meccanismi di comunicazione. 

La relazione che c’è tra la nostra struttura e il porto vuole dare significato ad entrambe le parti. L’intervento risulta linguisticamente e formalmente distinto dal luogo in cui si innesta, ma ad esso legato da uno stato di necessità, come il suolo e il suo significato, con la volontà di riconsegnare ad esso tutte quelle caratteristiche che ne avevano fatto in passato il centro della vita sociale. Il concept nasce dalla volontà di attribuire alla città maggior spazio, lavorando in modo inverso all’attuale progettazione urbanistica. 

Tramite l’analisi della viabilità e delle piazze abbiamo attuato un’ inversione dei pieni sui vuoti fatti sullo studio dei quartieri antistanti all’area presa in esame. Da ciò è scaturita l’ idea di una griglia, sovrapposta alla zona costiera, virtualmente infinita, priva di gerarchie e di riconoscibili constanti geometriche che, al suo interno ha un altezza di 10m,  avesse ospitato funzioni come una città orizzontale, e che si libera ad un altezza variabile i .7.00m ai 15m sopra il livello del mare, a seconda della con cui si relaziona. Il suo disegno lascia ampi spazi vuoti evitando al tempo stesso di sottrarre l’illuminazione naturale e il necessario soleggiamento alle costruzioni o agli spazi sottostanti. Al di sopra sarebbe rimasto uno spazio pubblico dove poter dar vita ai più svariati eventi, che proprio per la sue caratteristiche di mutevolezza e aleatorietà, mette in crisi ogni idea di forma espressa da assetti definitivi, lasciando così spazio alle più inimmaginabili e non programmabili attività sociali. La sua pavimentazione lascia leggere quella che è anche la struttura di cui si compone il nostro progetto: una griglia reticolare 2m x 2m  che può essere rivestita da vari materiali consentendo variazioni e composizioni sempre mutevoli, grazie alla loro caratteristica di modularità, e che permettono anche l’integrazione di tecnologie per la produzione di energia sia attuali, che future, grazie alla libertà di composizione che può proporre una soluzione del genere. 

Tutta la struttura è sostenuta da pilastri che fungono allo stesso tempo da sostegni e da collegamenti verticali, che mettono in relazione le funzioni che si trovano all’interno, con ciò che si trova sopra o sotto assumendo dunque un atteggiamento di stretta relazione al preesistente, con il quale istituisce un legame di dipendenza spaziale e sociale, ma non funzionale evitando mediazioni identitarie, svincolandoci in questo modo dalla necessità d’interpretazione e di aggiornamento dell’ esistente, e proponendo allo stesso tempo un nuovo possibile modello di crescita urbana. 

Il programma che regola l’organizzazione delle funzioni all’interno, vuole lasciare la massima libertà di configurazione seguendo quelle che sono le dinamiche socio-economiche dettate dalle dinamiche di mercato, come un cantiere in continua evoluzione, che non è definito dall’architettura stessa ma dagli allestimenti, all’interno della struttura. 

Questa divisione tra spazio pubblico e privato è configurato in maniera tale che quello pubblico sia completamente percorribile, abbia una sua continuità e circolarità, mentre lo spazio privato si trovi sempre in punti dove la continuità della circolazione non sia possibile.



12 febbraio 2011


04 febbraio 2011